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La sentenza ThyssenKrupp: il ruolo del RSPP

Lettera al direttore di PuntoSicuro: le riflessioni di un affezionato lettore su responsabilità e ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi

Caro Direttore,
sono ancora vive le reazioni suscitate dalla sentenza del processo ThyssenKrupp e vorrei fare alcune riflessioni.

Innanzi noto la sentenza dura, molto dura, per il Datore di Lavoro della ThyssenKrupp di Torino. La sentenza lancia un segnale chiaro agli inadempienti degli obblighi sulla sicurezza, un segnale forte e doveroso a chi confida in proroghe periodiche e sistematiche o fonda la propria azione, anzi inazione, sulla scarsità di controlli.
Vorrei però soffermarmi sulla condanna del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione della ThyssenKrupp - almeno nella sentenza di 1° grado - sulla condanna di un collega, di un operatore della sicurezza a cui auguriamo di poter dimostrare la propria estraneità alle accuse attribuite.

Siamo in presenza di un RSPP a cui la giustizia chiede conto del proprio operato in azienda e questo ci impone una riflessione sulla qualità dell'operato di noi RSPP, sulla qualità dell'operato di tutti gli RSPP. Quanto volte siamo testimoni di RSPP improvvisati o RSPP che operano in modo scadente o RSPP che esercitano la nomina a tempo perso? Quante volte notiamo operatori della sicurezza che confidano nella presunta mancanza di responsabilità penali o nella scarsità di controlli?
La sentenza ci ricorda che l'RSPP aziendale ha responsabilità civili precise insieme a responsabilità penali precise e ne risponde in caso di colpa. Da oggi la faciloneria non é più ammessa e l'ignoranza non é più tollerata.

L'incarico di RSPP presuppone competenze, conoscenze, professionalità e formazione continua. La nomina di RSPP prevede azione di consulenza verso il Datore di Lavoro per consentirgli di operare in modo adeguato. Tale nomina prevede azione di coordinamento del Servizio di Prevenzione e Protezione, prevede azione di vigilanza almeno informale.

Mostriamo uno scatto di orgoglio per il ruolo di RSPP. Evitiamo di apparire come anello debole del Servizio di Prevenzione e Protezione o come semplici esecutori di quanto gradito dal Datore di Lavoro.
Poniamoci verso i Datori di Lavoro in modo costruttivo e professionale. Facciamo valere le nostre argomentazioni di esperti consulenti dei Datori di Lavoro oltretutto scelti e nominati dai Datori di Lavoro stessi.

La figura del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione RSPP deve ritrovare un suo ruolo e una sua dignità.

Ringraziandoti, invio
cordiali saluti

ing. Francesco Cuccuini
RSPP


Caro Ing. Cuccuini, grazie della sua lettera. In effetti il caso in questione ha assunto una rilevanza per il nostro settore che va oltre il caso stesso ed ha innescato indubbiamente un nuovo modo di percepire la sicurezza sul lavoro in Italia. L'intervento del Presidente Napolitano, la maggiore attenzione dei media, l'accesso al Parlamento di uno dei superstiti del rogo, la sentenza eclatante sono tutti elementi che hanno messo nuova luce sui temi della sicurezza nei luoghi di lavoro, e se ne sentiva il bisogno!

Condivido le osservazioni che richiamano ad una maggiore serietà del settore che oggi è ancora troppo contagiato da approfittatori che nulla hanno a che vedere con la sicurezza. Basti pensare agli attestati per corsi di formazione acquistabili via internet senza che vi sia dietro vera attività didattica, così come ai tanti consulenti improvvisati che si muovono nel mercato per arrivare al problema più grave, ovvero alla scarsa attenzione al tema da parte dei datori di lavoro che, per la gran parte dei casi, ci mettono poco la testa. E dire che il milione di infortuni che accadono ogni anno in Italia dovrebbero essere un messaggio chiaro di quanto il rischio per l'impresa sia elevato e di come, innegabilmente, i costi per organizzare una buona sicurezza siano inferiori a quelli della NON sicurezza nel probabile caso in cui succeda qualcosa.

Organizzare bene la sicurezza nei luoghi di lavoro richiede impegno e, in un momento di crisi come l'attuale i datori di lavoro si pongono priorità che sono certamente altre, combattendo per garantire la continuità e la sopravvivenza della loro impresa. Affidarsi però a bravi professionisti è la soluzione migliore per le imprese e oggi, con il D.Lgs. 231/01 che sta facendo rendere sempre più conto di quanto sia importante implementare sistemi di gestione della sicurezza per limitare gli effetti penali sugli organismi apicali dell'impresa ma, soprattutto, per fare funzionare per davvero l'organizzazione della sicurezza, si aprono nuove opportunità per tutti: i professionisti, le imprese e, come ricaduta, i lavoratori che potranno lavorare in modo più sicuro in uno stato che spenderà meno per i costi derivati dagli infortuni.

Qualche piccolo incentivo in più per implementare la sicurezza però non guasterebbe. Quanti milioni di euro sono stati spesi nelle campagne radiofoniche e televisive dal Ministero del Lavoro richiamando l'importanza del tornare a casa sani alla sera e dicendo negli spot di informarsi sul sito del Ministero del Lavoro? Chi ha provato a collegarsi per cercare qualche informazione pratica per quei lavoratori che vogliono tornare a casa alla sera, trova poco o nulla (informazioni fortemente burocratiche e teoriche, come è di norma in Italia). Quindi perché nel 2011 quei soldi non destinarli invece alle imprese per implementare sistemi di gestione della sicurezza o da spendere in formazione del personale sulla sicurezza? Darebbe nuovo slancio al settore e aumenterebbe per davvero i livelli della sicurezza sul lavoro in Italia.
Scriveteci le vostre idee.

Luigi Matteo Meroni
Direttore di PuntoSicuro

Fonte: Puntosicuro.it
url fonte: http://www.puntosicuro.it/it/ps/view/la-sentenza-thyssenkrupp-il-ruolo-del-rspp-art-10798.php

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