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Fatturazione elettronica: il parere del Garante Privacy

Nei giorni scorsi, il Garante per la protezione dei dati personali si era espresso negativamente in merito ai controlli incrociati sui dati delle fatture elettroniche. Oggetto di critica sono state, in particolare, le troppe informazioni coinvolte nelle procedure di memorizzazione e archiviazione delle fatture elettroniche, che metterebbero a rischio la privacy dei contribuenti, compresi i minori d'età.

Di fronte alle prese di posizione di rappresentanti politici e organizzazioni sindacali riguardo al parere dato sulla fatturazione elettronica, l'Autorità ha ritenuto doveroso fare alcune precisazioni.

E' stato così chiarito che in discussione non è tanto l'impianto generale della fatturazione elettronica, ma "…le innovazioni con le quali il legislatore - e, conseguentemente, l'Agenzia delle entrate - ha esteso l'utilizzo, a fini di controllo, di ulteriori dati ricavati dalle fatture elettroniche, non fiscalmente rilevanti".

Il Garante ha dichiarato: "La memorizzazione, a prescindere dall'eventuale utilizzo, delle fatture nella loro integralità comporta l'acquisizione massiva di una mole rilevantissima dei dati contenuti nei circa 2 miliardi di fatture emesse annualmente, inerenti tra l'altro i rapporti fra cedente, cessionario ed eventuali terzi, fidelizzazioni, abitudini e tipologie di consumo, regolarità dei pagamenti, appartenenza dell'utente a particolari categorie.

Tale estensione del novero dei dati trattati dall'amministrazione fiscale contrasta con il principio di proporzionalità su ci si basano l'ordinamento interno ed europeo, ingolfa le banche dati dell'Agenzia delle Entrate rendendole più vulnerabili, perché estese e interconnesse in misura tale da divenire assai più difficilmente presidiabili, e configura un sistema di controllo irragionevolmente pervasivo della vita privata di tutti i contribuenti, senza peraltro migliorare il doveroso contrasto dell'evasione fiscale.

E' questo l'elemento di maggiore criticità su cui il Garante ha chiesto un supplemento di riflessione: non è ammissibile, perché sproporzionata, l'estensione a dati rilevantissimi per la vita privata dei contribuenti, ma fiscalmente irrilevanti e, come tali, incapaci di apportare alcun minimo miglioramento all'azione di contrasto dell'evasione. Essa va resa più efficiente, non più orwelliana. per garantire quell'equità fiscale promessa dalla Costituzione."

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